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SANDRA MIGLIORE, Mistica povertà. Riscritture francescane tra Otto e Novecento, Istituto Storico dei Cappuccini [Bibliotheca Searaphico-Capuccina, 64], Roma 2001, 406 p.

SANDRA MIGLIORE (ed.), Francesco d’Assisi tra due secoli 1882-1926. Sussidio bibliografico, Istituto Storico dei Cappuccini [Quaderni di Bibliografia Francescana, 2], Roma 2000, 323 p.

Sandra Migliore, esperta in letteratura di fine Ottocento e inizio Novecento, ha analizzato il clima spirituale di questo tempo, ponendo attenzione soprattutto al modello francescano. Mediante un’analisi delle pubblicazioni riguardanti il mondo francescano apparse tra il settimo centenario della nascita di Francesco d’Assisi (1882) e il settimo centenario della morte (1926), ha saputo ricostruire la memoria, l’immagine del Santo in quel determinato periodo. Partendo dai testi, proposti nel saggio bibliografico da lei stessa curato, l’autrice cerca di cogliere come dal versante storiografico c’è stato in un periodo che può essere definito tutto sommato breve, un ripensamento della figura di Francesco. Già dal sussidio bibliografico presentato nel 2000 con il titolo Francesco d’Assisi tra due secoli 1882-1916 appare evidente che il soggetto Francesco è stato in quegli anni al centro di un grande interesse. Come nota la stessa curatrice nella premessa, in questo sussidio bibliografico sono stati trascurati «testi di interesse esclusivamente provinciale o di valore spiccatamente edificante»; se ciò è comprensibile nel desiderio di non rendere il sussidio così complesso da renderlo pressoché inutilizzabile, d’altra parte è anche vero che non nuoce vedere quale immagine di san Francesco sia stata formulata e divulgata all’interno di un gruppo che può essere delimitato da confini territoriali o di appartenenza a un determinato ambito religioso o culturale.

In una delle prime pagine del suo studio dal titolo Mistica povertà Sandra Migliore ricorda una data dal grande valore simbolico: il 12 dicembre 1818 è stato «ritrovato» il corpo di Francesco. Quel ritrovamento può essere assunto a simbolo di una rinascita di grande interesse per la vicenda di Francesco d’Assisi che avverrà negli ultimi decenni dello stesso secolo XIX.

Il primo capitolo, dall’indicativo titolo «L’essenza del cristianesimo. La “Nova vita” del Santo di Assisi», inizia con l’opera di Ernest Renan con il quale «la figura del Poverello, dalla dimensione austera della storia entrava in pieno diritto nell’aura della poesia» (p. 18) e per cui l’esperienza francescana diveniva estetica oltre che spirituale. Il suo discepolo, Paul Sabatier, con la sua Vie de Saint François d’Assise, suscitò la volontà di «ritrovare il “vero” Francesco della primitiva fraternitas» (p. 23); quest’ultima naturalmente viene percepita come contrapposta all’Ordine minoritico. In questo desiderio di trovare l’essenza del francescanesimo, c’era in realtà il movente di trovare l’essenza del cristianesimo (cf. p. 24). Da tutto ciò Sandra Migliore giunge alla considerazione che «la questione francescana nasceva, dunque, con una spiccata componente ideologica: al fine di dimostrare che l’istituzione (il francescanesimo) soffoca e tradisce il carisma originario (Francesco)» (p. 32).

Dopo il secondo capitolo «Politiche di conversione», in cui l’autrice analizza il francescanesimo poetico di Johannes Jørgensen e di Giulio Salvadori, il terzo capitolo «Esempio francescano e anelito riformista» sottolinea il grande valore assunto da Francesco soprattutto nel movimento modernista. Così, secondo Ernesto Buonaiuti, «contro la Chiesa desiderosa di trasformare la fraternitas in ordine, Francesco riviveva lo sforzo del cristianesimo primitivo, di salvare i valori etici contro ogni deviazione indifferentistica e ogni legalismo esteriore» (p. 83). Interessante in questo terzo capitolo anche l’accenno all’interesse di Lev Tolstoj per Francesco d’Assisi. Mentre il capitolo quarto, «Francescanesimo e misticismo. Il caso delle avanguardie», rimanda ad esempio a Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, il capitolo quinto affronta l’interesse «per un francescanesimo sociale». Si diffonde «l’immagine di Francesco come “vero socialista”» (p. 189), con delle finalità politiche, ma nel frattempo, sottolinea Sandra Migliore, il Terz’Ordine Francescano compiva una grande opera sociale la quale influenzerà lo stesso Leone XIII nella compilazione della sua enciclica Rerum novarum riguardante proprio la questione sociale. In questa lettura sociale dell’esperienza francescana il Santo di Assisi diventa emblema di pace sociale e non è un caso che «nel passaggio tra ’800 e ’900 [...] proprio ad Assisi nasce in questi anni un Comitato internazionale per la pace universale» (p. 208). Molto interessante il paragrafo del rapporto tra fascismo e Francesco d’Assisi: il Santo viene elevato a immagine della santità nazionale mediante la proclamazione a patrono d’Italia (pp. 211-224); osserva sottilmente l’autrice che, divenuto «codice culturale comune ad un’intera epoca, il francescanesimo pareva confermare ancora una volta la propria natura di serbatoio simbolico cui ciascuno poteva liberamente attingere, fino a giungere – nel nome di Francesco – anche molto lontano dall’esperienza di Assisi». Sarà soprattutto il settimo centenario della morte, nel 1926, a far emergere come la figura di Francesco, «attraverso un lento processo di secolarizzazione, è divenuta patrimonio culturale comune, figura alla quale è riconosciuta l’inesausta vitalità del mito e sulla quale la moderna sensibilità tende a proiettare una forte plurivalenza simbolica» (p. 226).

Proprio il centenario della morte segna l’inizio della perdita di interesse per l’argomento francescano e ciò per più motivi; secondo Sandra Migliore è forse un certo «esautoramento stesso del tema, per quarant’anni sviscerato in tutti i suoi aspetti e letto in tutte le prospettive, a richiedere una pausa di stacco» (p. 232). Sarà il cinema, l’arte tipica del secolo XX, a riprendere e portare in auge il tema francescano.

Il sesto capitolo dal titolo innovativo «Francesco come Orfeo» sottolinea come il Santo si fa «anelito nostalgico alla creatività o alla spontaneità perdute» (p. 307). La linea estetica di lettura dell’esperienza francescana diventa preponderante e l’obbiettivo si posa sul rapporto tra Francesco, l’arte, la poesia, e tutto ciò che può essere definito come una certa «estetica della povertà». Il capitolo settimo dal titolo «Variazioni sul tema» presenta soprattutto il rapporto, che potrebbe essere definito come una specie di misticismo letterario, tra Gabriele D’Annunzio e il francescanesimo. Se quello di D’Annunzio può essere definito un «francescanesimo antifrancescano», altri sono andati oltre facendo una parafrasi ironica di temi ispirati a Francesco d’Assisi. Un ruolo importante hanno avuto, tra le varie fonti, i Fioretti i quali hanno conosciuto numerose edizioni.

Il testo di Sandra Migliore è realmente uno studio interessante e ricco di spunti, che mostra le ragioni della «fortuna e sfortuna» di Francesco tra ’800 e ’900. Il tutto è anche una chiave per comprendere l’auge francescana della fine del secolo XX tuttora in atto. Sarebbe interessante se la stessa autrice o qualcun altro si cimentasse nella ricerca delle «riscritture francescane» del secolo XX: certamente emergerebbe l’immagine del Francesco socialista, «figlio dei fiori», ecologista, ecumenico, simbolo del dialogo interreligioso, araldo di pace.

La ricerca potrebbe continuare non solo riguardo ai secoli successivi, ma anche agli stessi anni di cui si è interessata Sandra Migliore, ad esempio analizzando proprio quegli scritti «di valore spiccatamente edificante» che lei ha tralasciato ma che potrebbero fornire materiale per decifrare quale modello di santità e quale cammino di vita spirituale è stato proposto mediante le diverse immagini di Francesco. Inoltre credo che sarebbe interessante anche vedere quale immagine di Francesco hanno presentato i panegirici e sermoni composti e predicati sia dentro che fuori l’ordine minoritico. Anche questo sarebbe un modo per capire meglio il movimento francescano del ’900 e la spiritualità che ha trasmesso o si è voluta trasmettere attraverso di esso.


prof. pietro messa

pubblicata in: Frate Francesco 68 (2002), pp. 417-419.

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