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JULIÁN DE AVILA, Vita di Teresa di Gesù, Introduzione, traduzione e cura del testo di Cristiana Dobner, Edizioni Appunti di Viaggio, Roma 2009, 312 p. - € 22,00 - ISBN 978-88-871-647-25.

A volte capita che per secoli si senta parlare di documenti scomparsi e poi, all'improvviso, alcuni vengono, fortunosamente, ritrovati ed allora dati storici, fino a quel momento consolidati, possono o essere confermati oppure ribaltati o, in ultima ipotesi, completati. Questa terza possibilità è toccata al manoscritto di Julián de Avila che descrive gli anni trascorsi insieme alla "santa Madre"; manoscritto che Cristiana Dobner ha tradotto, per la prima volta, in italiano e pubblicato con il titolo di Vita di Teresa di Gesù. È questa un'opera pregevole sia per il contenuto sia per il lavoro redazionale e nella sua forma si può come suddividere in due parti.

La prima, molto più rilevante, risente, come lo stesso autore confessa, degli scritti di Teresa e, pur con alcuni tratti originali, si muove sul tracciato della spiritualità del tempo e sulle notizie, che sono di dominio pubblico, riguardo all'eccezionalità delle esperienze mistiche della Santa. Nonostante ciò, la lettura risulta utile per ripercorrere una vicenda davvero al di fuori della norma.

Veniamo così a conoscenza dei molti mali fisici che afflissero Teresa fin dalla più giovane età; mali che, secondo i sentimenti dell'epoca, si configuravano come prove alle quali il Signore sottoponeva i suoi prediletti per forgiarne il carattere e farli interamente suoi. Possiamo conoscere, ancora una volta, la parte, potremmo dire, più spettacolare di questa esistenza, cioè le esperienze di estasi; ma anche dalle parole di questo testimone e dall'arrovellarsi di queste parole arriviamo a comprendere che non ci sono espressioni umane atte a dire l'ineffabile e che le immagini suggerite possono, a volte, anche apparire equivoche e che quello che rimane, per il credente, in definitiva, è soltanto il desiderio e la volontà di conformarsi, secondo le proprie possibilità, alla vita di Cristo per godere della Sua presenza nella vita in pienezza, della quale ad alcune anime, come a Teresa, è stata data come una degustazione, qui nella transitorietà del mondo.

Di tutto ciò, che, in qualche misura, già conosciamo, è interessante rilevare due aspetti: la battaglia con il Signore e la devozione per San Giuseppe.

Riguardo al primo elemento (cf. p. 44) Teresa, per bocca del suo biografo, confessa che "durò quasi vent'anni una battaglia campale" tra il Signore e lei; l'appunto notevole è che viene definita una battaglia che non è stata soltanto di Teresa, ma che è di tutti coloro che, come lei, il Signore chiama a grandi cose e che, invece, si disperdono in cose molto basse; in definitiva è la battaglia che ogni credente, proprio perché vive in questo mondo, deve combattere ogni giorno tra l'inclinazione verso la mondanità e la perfezione in Cristo.

Riguardo alla devozione verso San Giuseppe è straordinario che questo Santo, quasi negletto nella tradizione e fede popolare, abbia, invece, il favore di anime elette: Giuseppe, il Santo del silenzio e Teresa "costretta" a parlare; Giuseppe il Santo "sognatore" e Teresa la Santa delle estasi; Giuseppe il Santo lavoratore e Teresa che fondava, fondava e fondava.

E proprio la seconda parte, la più breve, quella di cui Julián de Avila fu co-protagonista, quella riguardante le fondazioni, ci svela Teresa non come la Santa delle varie immagini stereotipate, ma Santa nella conformazione a Cristo, Figlio Unigenito incarnato nella realtà umana; quella dove bisogna camminare e camminare con qualunque tempo, a qualunque ora, con qualunque mezzo perché si affermi e si realizzi e si consolidi il Regno; quella dove la necessaria sosta può avvenire anche in "una locanda dove c'erano molti soldati stesi per terra da non saper dove mettere i piedi, tranne sopra uomini addormentati o alabarde" (p. 293) e anche questo è il Regno; quella dove la superbia dei potenti, o sedicenti tali, anche se rivestiti degli abiti ecclesiali, sordi alla voce dei profeti, ma devoti alle loro leggi, frappone ostacoli alle legittime aspettative dei fedeli e, in ultimo, al progetto salvifico di Dio (cf. p. 298); infine quella dove occorre, quando è giusto, opporsi alla limitatezza dei vincoli della legge in nome di una Legge superiore (cf. p. 297).

Ecco allora il vero ritratto di Teresa "la santa Madre aveva una prudenza santa e sagace"; santa perché consacrata tutta a Dio, nel mondo ma non del mondo; Madre perché il Padre opera attraverso la sua creatura privilegiata – Dio creò l'uomo a sua immagine;/a immagine di Dio lo creò;/maschio e femmina li creò (Gen 1,27) – e l'associa alla costituzione del Regno; prudente – Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Mt 10,16) – perché il Regno è iniziato qui e continua qui, in questo mondo ed è con i mezzi di questo mondo, cristianamente utilizzati, che il Regno si attua.

Ed allora possiamo comprendere, rileggendo, a ritroso, questa eccezionale Vida, che il progetto divino per questa donna non era il godimento delle visioni, ma che questo era soltanto il momento pedagogico (ed infatti la Santa stessa lo relega nelle esperienze giovanili) in vista della sua attività e della sua testimonianza del Regno. Teresa vive non nella, peraltro non voluta, spettacolarizzazione della Sua esperienza personale, ma nella pacata e perenne presenza della Sua opera, fatta carne nelle Sue figlie e nei Suoi figli.


prof. anna tallini


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