PETRI IOHANNIS OLIVI Lectura super Lucam et Lectura super Marcum, critice editae a Fortunato Iozzelli, ofm, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas [Collectio Oliviana, t. V], Grottaferrata (Roma) 2010, 780 p. - € 90,00 - ISBN 978-88-7013-179-6.
Pietro di Giovanni Olivi (1248c.-1298) è uno scrittore fluviale; sebbene non decorato del magistero in teologia, probabilmente a motivo delle frizioni interne tra spirituali e comunità, egli ha raccolto le sue fatiche di «baccalaureus perpetuus» in una vasta produzione di opere che vanno dal commento alle Sentenze, ai Quodlibeta e soprattutto all'Expositio di ben trentotto libri della Bibbia, oltre a una serie di importanti Quaestiones di teologia e di attualità nella vita ecclesiale e civile del suo tempo. Fortunato Iozzelli fornisce qui un'eccellente edizione critica del suo ampio commento al vangelo di Luca (pp. 163-674) e della breve «lectura cursoria» di quello di Marco (pp. 691-709), precedute da un'esauriente introduzione alle due parti (pp. 31-160; 677-687), completata dalla spiegazione delle sigle e abbreviazioni, nonché dalla bibliografia, suddivisa in manoscritti, fonti, studi (pp. 7-30) e da ben sette indici diversi (pp. 713-779).
Da citazioni interne di altre opere, la datazione di queste due «letture» può venire situata tra il 1282 (in esse sono citati i precedenti commenti al vangelo di Matteo e di Giovanni) e il 1295 (il trattato de emptionibus et venditionibus cita le «letture»); i codici che ce le restituiscono sono il ms. 52 del Sacro Convento di Assisi, l'Ottoboniano latino 3302 della Bibl. Apostolica Vaticana, il ms. del plut. 10, dext. 4 della Bibl. Medicea Laurenziana, proveniente dal convento di Santa Croce di Firenze, che è il più antico e che mediante un ragionato «stemma codicum» il curatore fa derivare direttamente da un archetipo, mentre gli altri due proverrebbero da un altro intermediario (p. 158). Nessuno dei tre reca il nome dell'Olivi (era un autore diffidato!), ma dagli antichi inventari e da alcuni excerpta del vangelo di Luca, ricopiati da san Bernardino nel ms. U.V. 5 della Bibl. Comunale di Siena, essi vengono esplicitamente attribuiti al francescano provenzale di Sérignan.
Iozzelli esamina innanzitutto la complessa struttura del commento a Luca, le fonti utilizzate, lo stile espositivo. Olivi divide i 24 capitoli del vangelo lucano in quattro parti: capp. 1-2, l'infanzia di Gesù; capp. 3-21, il battesimo e la predicazione; capp. 22-23, passione e morte; cap. 24, risurrezione e ascensione; all'interno di queste parti egli poi svolge una rete infinita di altre suddivisioni nell'intento di rendere conto analiticamente delle varie pericopi e dei singoli versetti evangelici: il curatore lo segue pazientemente in un riassunto progressivo dei vari capitoli. L'esegeta francescano rinvia a decine di altri interpreti sul medesimo vangelo, da Ambrogio, Beda, Gregorio, ecc., fino a Innocenzo III, ma parecchie delle sue citazioni, anche di storici o autori orientali, dipendono ovviamente dalla Glossa biblica ordinaria e soprattutto da due commentari esemplari «in Lucam» a lui prossimi: quello di san Bonaventura e la Catena aurea in quatuor evangelia di Tommaso d'Aquino. Il tipo di scrittura oliviana è quello consueto della scolastica medievale, abituata alla precisione dei termini e al rigore argomentativo, sebbene talvolta ravvivata da alcune figure retoriche (anafore, antitesi, allitterazioni, discorso diretto, ecc.), con la singolarità dell'uso dell'articolo francese (le, lo, al, del) al posto del più severo «li» per puntualizzare un termine, evitando locuzioni più lunghe (pp. 45-76).
Circa il metodo esegetico, Olivi inquadra la sua lettura del vangelo lucano all'interno delle quattro grandi tappe della storia della salvezza, che va dall'Antico Testamento, al Nuovo, alla storia della Chiesa, al futuro escatologico, e dà la preferenza al senso letterale del testo su quello spirituale. Per una più corretta interpretazione di qualche termine o versetto ricorre volentieri all'originale semitico, al greco, agli antichi testi carolingi della Bibbia e altri correttorî. Oltre allo sforzo ermeneutico per cogliere il senso esatto del versetto e alla illustrazione ambientale storico-geografica, l'autore istituisce in parecchi capitoli diverse «questioni» di stile scolastico, che formano come delle digressioni entro il commento, per risolvere alcuni problemi sorti, ad esempio, dal comportamento inusuale di Gesù in qualche situazione, o da contraddizioni interne al vangelo o ad altri passi della Bibbia; le risposte sono più o meno complesse, ma rivelano sempre l'abilità dialettica del commentatore anche di fronte ad autorità opposte alla sua soluzione. Meno sfruttata appare qui l'esegesi allegorica, morale, mistica, desunta in genere dal significato dei nomi dei personaggi biblici, dei luoghi, dei tempi, delle cose, dei numeri, ecc., sebbene non del tutto assente (pp. 77-109).
Quanto ai contenuti dottrinali del commento a Luca, Iozzelli rileva la centralità assegnata dall'Olivi all'opus reparationis di Gesù Cristo, incarnatosi nella sesta epoca della storia del popolo ebreo per riportare l'immagine dell'uomo, sfigurata dal peccato, alla sua pienezza originaria pensata da Dio nel sesto giorno della creazione; l'intera vita di Cristo è letta quale espressione sublime della carità e del perdono divino per portare le sue creature alla salvezza. Intensa è la mariologia ricavata dai primi due capitoli di Luca, dove l'esegeta francescano legge la santificazione (non l'immacolato concepimento) di Maria dal primo istante di vita, il suo voto di verginità perpetua, la sua mediazione tra il Figlio e la Chiesa (= cf. la visita a santa Elisabetta). La vita cristiana appare il frutto della «condescensio» divina che, chinandosi sul peccatore, lo converte dal male e lo gratifica della «caritas primaria» con cui questi si apre a un tenero amore verso Dio Padre e in Dio anche verso i fratelli. Della povertà evangelica, l'Olivi offre un concetto fortemente cristocentrico: essa ha senso soltanto se fatta «propter Christum, et quia Christi, et tamquam Christi» (p. 124). Illustrando alcuni versetti di Luca (6,35) egli propone la sua dottrina sul prestito del denaro, che vale ed è meritorio solo se fatto per pura carità verso il prossimo, senza attenderne nemmeno la restituzione, specie se si tratta di francescani che hanno fatto il voto di povertà; per altre categorie sociali, invece, è lecito in via subordinata sperare il rimborso e in alcuni contratti specifici anche una certa retribuzione basata sull'equalitas tra il prestatore e chi riceve il prestito. Naturalmente, parlando della povertà il discorso oliviano planava da sé sulla figura di san Francesco; alla sua vita, infatti, l'esegeta si richiama in quattro punti della «lettura», e in altri due sulle sue stimmate, ricordando anche un fatto personale del suo noviziato a Béziers dove sentì dire che l'esempio di un capitolo di francescani influì molto sull'animo di san Domenico, muovendolo a volere il voto di stretta povertà anche per i frati predicatori. Per l'autore della Lectura super Apocalipsim, con qualche venatura gioachimita Francesco è l'angelo del sesto sigillo, che appare nella sesta età di una Chiesa ormai rilassata, per riportarla alla purezza della vita evangelica; Francesco è il sommo rinnovatore e osservatore del vangelo come gli apostoli alle origini della Chiesa; con l'impressione delle stimmate a La Verna egli attinge il grado più alto degli spiriti contemplativi, simile a Mosè e a Paolo, «Christo totus concrucifixus et configuratus». Dalla lotta tra la chiesa carnale e quella spirituale nascerà un mondo nuovo con la piena vittoria di Cristo e dei suoi seguaci sul male (pp. 111-134).
L'ultimo tema dell'introduzione concerne la tradizione testuale, cui si è fatto cenno all'inizio (pp. 135-160). Ogni capitolo del testo critico è corredato di sottotitoli e provvisto della numerazione a margine delle righe da 1 a x; in calce a ogni pagina si trova l'apparato delle varianti dei codici e quello delle citazioni delle fonti; è strano, però, che la numerazione delle pagine introduttive non sia stata distinta da quella dell'opera dell'Olivi (generalmente in numeri romani la prima, in cifre arabe la seconda); ovviamente, nel caso della distinzione suggerita l'introduzione alla «lettura» di Marco avrebbe dovuto essere aggiunta di seguito a quella di Luca.
prof. antonino poppi
pubblicata in: Il Santo 50 (2010), fasc. 1, pp. 177-179.
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