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B. BATTISTA DA VARANO, Il felice transito del beato Pietro da Mogliano, a cura di Adriano Gattucci, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini [La mistica cristiana tra Oriente e Occidente 11 - Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sentimento religioso e identità italiana, 4], Firenze 2007, CLII-170 p. + 16 tavv. f.t., € 42,00 - ISBN 978-88-8450-240-7.

Da anni si attendeva una nuova edizione del testo in oggetto. Finalmente è apparsa grazie all'intelligente e prolungato – più che decennale (cf. p. CXI, nota 35) – lavoro del p. Adriano Gattucci, che ci ha offerto una ineccepibile edizione (pp. 1-34), con un abbondante apparato di note di commento (pp. 35-123) e un finale indice dei nomi (pp. 154-170). Il tutto preceduto da un'ampia introduzione, che colloca storicamente l'autrice e la destinataria dello scritto (pp. XIII-LXXIV); il valore e il contenuto dello scritto (pp. LXXV-CII); le note di commento a questo (pp. CIII-CLII). Considerando che il testo, come tale, consiste «solo» di poche pagine (1-35), si ha l'idea della completezza dell'edizione che ci viene proposta. Tale non poteva che essere, tenendo conto dell'autorevolezza della Casa editrice e della raffinata metodologia di lavoro sotteso alla collana «La mistica cristiana tra Oriente e Occidente» che raggiunge il suo undicesimo volume, quarto nella Serie «Sentimento religioso e identità italiana» sostenuto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La figura della beata Battista da Varano (1458-1524), nota soprattutto agli specialisti di letteratura religiosa e ai francescanisti, merita di essere conosciuta oltre queste cerchie, per la forza del linguaggio letterario e religioso e quale significativa rappresentante di quel milieu femminile proveniente dalle raffinate e colte corti signorili del Centro Italia, particolarmente legate al movimento dell'Osservanza francescana, con la carica di novità e di nuovi rapporti politici e religiosi che questo movimento seppe tessere, fino a diventare preponderante e «vittorioso» nella lotta dell'identità genuina e originaria del francescanesimo.

Camilla fu la figlia illegittima – ma non per questo non accolta e ben inserita a corte (è pur sempre «buona merce di scambio» nella politica di matrimoni utili a intessere alleanze strategiche) – di Giulio Cesare da Varano, principe di Camerino, sposo di Giovanna Malatesti, figlia di Sigismondo Pandolfo signore di Rimini. Crebbe nel contesto della corte dei da Varano, potente famiglia comitale, legata per parentela alla casa dei duchi di Montefeltro, che seppero fare di Urbino e della loro Signoria un centro culturale e politico (appetito e insidiato dalla machiavellica politica borgiana, di cui furono vittime il padre e i fratelli di Camilla). Gli ulteriori legami politici intessuti, tramite politiche matrimoniali, con la famiglia ducale mantovana dei Gonzaga, avevano creato una rete di altissimo livello culturale nel momento di massimo splendore dell'umanesimo italiano.

Nel 1481 la giovane, superate le resistenze paterne, entra nel monastero urbinate delle clarisse, legate alla riforma osservante, assumendo il nome di Battista, probabilmente in memoria della prozia, Battista Montefeltro Malatesti, che aveva scelto, in età avanzata, di ritirarsi nel monastero di Santa Lucia di Foligno, con il nome di suor Girolama. A guidarla nella scelta è l'osservante frate francescano Domenico da Leonessa, il suo «devoto patre vecchiarello» che la accompagnò spiritualmente nei suoi primi anni. Nel 1484 dal monastero di Urbino si trasferisce in quello di Santa Maria Nova di Camerino, incontrandovi frate Pietro da Mogliano che l'accompagnerà nel successivo cammino. Un cammino arduo, di forte esperienze spirituali che, come per altri mistici, passa attraverso la drammatica esperienza della notte e del silenzio di Dio. Esperienze che ha tentato di descrivere nelle varie opere che ci ha lasciato, documenti non solo letterari ma anche di grande caratura spirituale e mistica. Risale al 1488 i Dolori mentali di Gesù nella sua passione («le pagine più profonde e potenti della letteratura religiosa del Quattrocento», secondo Massimo Petrocchi), dedicato al suo direttore spirituale frate Pietro. Nel 1491, a sei mesi dalla morte di frate Pietro da Mogliano († 1490), scrive i Ricordi di Gesù, a cui fa seguito nello stesso anno l'autobiografia La vita spirituale. Sono testi in cui la «crudele battaglia» della notte oscura della prova, durata dal 1488 al 1491, viene descritta con alto linguaggio spirituale. Nello stesso anno, luglio 1491, a quasi un anno dalla morte del suo direttore, ci lascia la testimonianza-ricordo presentata nel volume curato da p. Gattucci, Il felice transito del beato Pietro da Mogliano, in cui sembra erompere in un inno di ringraziamento e di devota commozione per essersi sentita liberare dall'oppressione della «notte spirituale». Altre opere seguiranno: Istruzioni al discepolo (1499-1501), Trattato della purità di cuore, un apice della riflessione teologico-spirituale scritto qualche anno prima di «inabissarsi nel vivido silenzio divino» (p. XXXIX) della morte sopraggiunta il 31 maggio 1524. Opere che circolano nel fermentante ambiente di monasteri che si rinnovano. Uno degli epicentri è quello di Santa Lucia di Foligno (cf. Uno sguardo oltre. Donne, letterate e sante nel movimento dell'Osservanza francescana. Atti della Ia giornata di studio sull'Osservanza Francescana al femminile. 11 novembre 2006, Monastero Clarisse S. Lucia, Foligno, a cura di P. Messa e A.E. Scandella, Assisi - S. Maria degli Angeli, 2007 [Viator 3]); con grandi figure di donne capaci di guidarli e che alle spalle hanno un buon livello culturale respirato negli ambienti dell'umanesimo attento alla questione religiosa (cf. Cultura e desiderio di Dio. L'umanesimo e le clarisse dell'Osservanza, Assisi - S. Maria degli Angeli, 2008 [Viator 8]). L'Osservanza francescana vi svolge un ruolo di rilievo, nella proposta spirituale di rigore e ritorno alle origini, di attenzione alla dimensione culturale recuperata dopo una fase iniziale di resistenza, con una grande capacità di tessere relazioni con le istituzioni politiche signorili o urbane del tempo. I da Varano sono un esempio concreto di questi legami, stabiliti particolarmente con una delle «colonne» dell'osservanza, san Giacomo della Marca, e proseguito nei suoi continuatori.

Il testo, Il felice transito, è dedicato a Isabella Gonzaga, moglie di Guidubaldo da Montefeltro duca di Urbino. Sposi dal 1488, ancora non avevano avuto prole, lasciando nell'angoscia la coppia priva di eredi. La fama di santità di frate Pietro si era subito diffusa e a venerarne le spoglie, accolte nella chiesa di San Pietro in Muralto, s'era mosso, da Urbino a Camerino, lo stesso duca. Inutilmente perché figli non ne vennero. Guidubaldo moriva nel 1508 e la consorte Elisabetta nel 1526: entrambi sepolti in San Bernardino, la chiesa-pantheon urbinate fatta erigere da Federico da Montefeltro. Solo con l'adozione di Francesco Maria della Rovere avevano potuto assicurarsi una indiretta continuità dinastica.

Il felice transito descrive gli ultimi ventitre giorni di vita di frate Pietro – dal 2 al 25 luglio 1490 –; operetta non solo «calorosamente devota» per la diretta conoscenza del protagonista da parte dell'autrice, ma anche «esattissima nella ricognizione di notizie e dati fino allo scrupolo, ligia ad un tempo all'imperativo morale della “pura e semplice verità” e a quei canoni investigativi che non sarebbero indegni nemmeno di uno storico di professione» (p. LXXV). Al fine di evitare interpretazioni personalistiche, l'autrice lo inviava, per eventuali correzioni, a frate Francesco da Monteprandone «speciale figliolo» di frate Pietro, nonché nipote di san Giacomo della Marca, che vi operava solo poche aggiunte, facendo del testo una fonte primaria per la ricostruzione della vicenda personale del beato moglianese.

Una figura, che appartiene a quel «formidabile drappello» di frati, che seppero organizzare e lanciare il rinnovamento dell'Osservanza [cf. Il beato Pietro da Mogliano (1435-1490) e l'Osservanza francescana, a cura di Giuseppe Avarucci, Roma 1993 (Bibliotheca seraphico-capuccina, 43]); socio di san Giacomo della Marca, più volte vicario osservante, «vero cavallero et armigero de Cristo Gesù benedecto», paragonato di frequente a san Francesco stesso, di cui vive la stessa esemplarità di gesti nel momento del suo «felice transito». Muore dopo un apparente miglioramento, e la notizia si propaga nella dilagante voce «È morto il frate sancto, è morto il frate sancto» (p. 135), espressioni analoghe a quelle usate dalla folla alla notizia della morte di sant'Antonio di Padova (Assidua 18,1).

Il testo, risultato alla fine composto a due mani, fu il documento più importante utilizzato nel processo di canonizzazione che si aprì solo nel 1754, pervenutoci in due manoscritti: uno autografo mutilo, già nel convento osservante di Santa Colomba di Mogliano e attualmente conservato nella Biblioteca Comunale «Ferretti-Brocco» del centro marchigiano (Ms. 4, IX I F3); il secondo in un apografo coevo, confezionato nel 1494 nel monastero clariano di Santa Maria Nova di Ancona, conservato ora nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Vat. lat. 9480) pervenutovi, alla fine dell'800, dal convento osservante di Santa Maria Maddalena di Ripatransone, dopo essere transitato, nel 1810, per il convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone.

Meritorio il lavoro ineccepibile di p. Gattucci; prezioso l'apporto editoriale: una ricchezza ridonata alla storia della letteratura religiosa, un contributo prezioso di quel fermentante mondo culturale e religioso, animato da donne, che molto dice della vitalità di un periodo non a tutti noto o da molti misconosciuto.


prof. luciano bertazzo

pubblicata in: Il Santo 49 (2009), fasc. 1, pp. 204-206.

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