DIANA PAPA, Le Sorelle povere di santa Chiara. «La forma di vita e l’identità», presentazione di Giacomo Bini, Dehoniane [Teologia spirituale, 9], Bologna 2007, 250 p., € 16,00 - ISBN 978-88-10-54109-8.
Nella Presentazione (pp. 5-7) Giacomo Bini inquadra questa pubblicazione nella dialettica intuizione-istituzione, carisma-elemento strutturale che tanto ha caratterizzato il dibattito inerente il rinnovamento della vita religiosa dopo il Concilio Vaticano II e che anche nel mondo francescano è diventato un vero e proprio slogan (cf. T. Desbonnets, De l’intuition à l’institution. Les Franciscains, Paris 1983).
Nella Introduzione (pp. 9-12) l’A. presenta la finalità del testo, ossia la ricerca della «identità originale di sorelle povere di santa Chiara», superando così «la distanza tra la regola di santa Chiara e le costituzioni» (p. 9) attuali delle Clarisse; un volume quindi che cerca di illustrare i motivi per cui, secondo la tesi di partenza dell’A., le presenti costituzioni dell’Ordine di santa Chiara «non permettono attualmente di assumere l’identità originale di sorelle povere di santa Chiara». Il libro si suddivide in dodici capitoli, facendo riferimento alla divisione ormai classica della Regola stessa di Chiara. Ogni parte è preceduta da una sinossi tra la Regola di Chiara, quella di papa Urbano IV e le attuali costituzioni delle Clarisse, a cui fanno seguito alcuni approfondimenti che si presentano essenzialmente come una serie di schede di testi vari – da studi storici a documenti del magistero, da scritti dei ministri generali OFM a pubblicazioni sulla vita consacrata – unite da brevi introduzioni, come del resto annunciato fin dalla introduzione dall’A.: «abbiamo cercato di far parlare più i testi che le nostre conclusioni» (p. 11). Alla fine vi sono alcuni commenti attualizzanti basati sulla propria esperienza, con il rischio non sempre evitato di “fondere con” – ossia con-fondere – ciò che è stato, ciò che è diventato e ciò che è attualmente, confondendo, appunto, la vicenda storica di Chiara con l'attualità e viceversa (cf. le pertinenti osservazioni nei contributi raggruppati sotto il titolo di «Rigore e libertà della ricerca storica» in G.G. Merlo, Tra eremo e città. Studi su Francesco d'Assisi e sul francescanesimo medievale, Assisi 2007, 2a ediz., pp. 1-104).
L'attenzione è, innanzitutto, incentrata sulla «cernita degli elementi della regola di Urbano IV e delle incrostazioni non autenticamente clariane sedimentate nel tempo» (p. 60), ritenendo che l’identità «trova fondamento solo nella regola redatta da Chiara» in modo da vivere «unicamente secondo la regola di santa Chiara» (p. 68). Al termine, Per concludere (pp. 217-221), sono evidenziati alcuni elementi ritenuti dall’A. più significativi, riassumibili nell’opinione, già enunciata nella introduzione, secondo cui per ritornar all’originaria autenticità della vita clariana bisogna abbandonare lo spirito della regola di Urbano IV. Tale ritorno dovrebbe essere sancito ripristinando «solo il nome di Ordine delle sorelle povere» (p. 218). La ripubblicazione di un articolo del 2005 dal titolo Monachesimo e congresso sulla vita consacrata (2004). Riflessioni secondo una prospettiva del carisma francescano-clariano (pp. 223-239), mostra come le considerazioni dell’A. si collochino nel più ampio dibattito inerente la vita consacrata. La bibliografia (pp. 241-245) rende evidente che i riferimenti bibliografici dell'A. sono di diversi tipi e ambiti – scientifici, divulgativi, spirituali, storici, agiografici, antropologici, teologici, ecc. – con tutta la complessità e problematicità che ciò comporta. Pur non essendo nelle intenzioni dell’A. un lavoro esaustivo, avrebbe certamente facilitato la comprensione offrire alcune informazioni basilari – anno, circostanze di pubblicazione, eventuali redattori, ecc. – inerenti non solo alla Regola di santa Chiara e alla Regola di Urbano IV, ma anche alle attuali costituzioni, così come il rimando ad una bibliografia essenziale, quale ad esempio lo studio di G. Barone, «La regola di Urbano IV», in Clara claris praeclara. L’esperienza cristiana e la memoria di Chiara d’Assisi in occasione del 750° anniversario della morte. Atti del Convegno Internazionale (Assisi, 20-22 novembre 2003), in Convivium Assisiense 6 (2004) fasc. 1, pp. 83-95. La sinossi sarebbe risultata maggiormente comprensibile se mediante delle diversificazioni grafiche si fosse messa in evidenza continuità, ma anche divergenze e affinità tra i diversi testi.
Il libro, come ricorda espressamente l’A., non va «inscritto nella ricerca storica, benché alcune ipotesi si fondano sugli studi storici, ma in quella carismatica-istituzionale» (pp. 220-221). Infatti, la finalità, non aliena anche da una latente teologia del carisma, è quella di ritornare «unicamente alla Forma di vita redatta da santa Chiara, per poter essere autenticamente sorelle povere così com’è stato intuito all’origine» (p. 11), separandosi «definitivamente dalla regola di Urbano IV» (p. 216). Naturalmente tutto ciò non è semplice e nasce la domanda circa quali elementi di tale regola debbano essere aggiornati e quali invece vadano mantenuti (cf. p. 119). L’A. stessa indica alcuni elementi della Regola di santa Chiara ritenuti ancora vivibili e cosa sia, invece, realmente superato, perché frutto unicamente del contesto medievale. Di conseguenza il testo va collocato nell’ambito di un necessario aggiornamento della vita religiosa, soprattutto clariana, avvenuto dopo il concilio Vaticano II. Ormai tale periodo postconciliare – come ha evidenziato anche recentemente Grado Giovanni Merlo («Da frate Francesco, oltre san Francesco», in Il francescanesimo dalle origini alla metà del secolo XVI: esplorazioni e questioni aperte. Atti del Convegno della Fondazione Michele Pellegrino Università di Torino, 11 novembre 2004, a cura di F. Bolgiani - G.G. Merlo, Bologna 2005, pp. 249-270) – è una pagina di storia anche del mondo francescano e clariano da approfondire (alcuni studi pionieristici sono G. Buffon, «I francescani si confrontano con la propria storia. Ricerca storica e trasformazione istituzionale», in Antonianum 77 (2002), pp. 557-573; Il rinnovamento della vita consacrata e la famiglia francescana, a cura di P. Martinelli, Bologna 2007). Un tale approfondimento deve tenere presente la complessità del periodo in questione, comprese le diverse ermeneutiche con cui il Concilio è stato attuato e recepito – della rottura o della continuità – così come del fatto che, come evidenziato da Andrea Riccardi, spesso l’invito a tornare al carisma del fondatore è divenuto un’assolutizzazione del fondamento con il risultato di un certo fondamentalismo – quasi un tagliare la pianta perché non è il seme – simile a quanto alcuni storici definiscono “l’idolo delle origini” o “mito delle origini”. In tutto ciò un'attenzione particolare va posta alle diverse nozioni di carisma e tradizione. Ugualmente la dialettica intuizione-istituzione deve essere valutata tenendo conto di studi recenti che attenuano la contrapposizione tra l’aspetto istituzionale e le strutture (cf. gli studi coordinati da Gert Melville all’università di Dresda e pubblicati nella collana “Vita regularis”, così come la recente pubblicazione Pensiero e sperimentazioni istituzionali nella 'Societas Christiana' (1046-1250). Atti della sedicesima Settimana internazionale di studio (Mendola, 26-31 agosto 2004), a cura di G. Andenna, Milano 2007). Riguardo, poi, all’aspetto più propriamente francescano e clariano le conclusioni a cui sono pervenuti alcuni studi abbisognano certamente di ulteriori approfondimenti perché, se le ricerche riguardo al secolo XIII sono abbastanza sviluppate, altrettanto non si può dire per i secoli successivi, anche se recenti studi mostrano come debba essere rivista l’affermazione secondo la quale quella delle clarisse è una storia senza Chiara (S. Brufani - A. Bartoli Langeli, «La lettera Solet annuere di Innocenzo IV per Chiara d'Assisi (9 agosto 1253)», in Franciscana. Bollettino della Società internazionale di studi francescani 8 (2006), pp. 63-106; J. Dalarun - A. Marini - M. Sensi - A.E. Scandella - M.M. Terzoni, Uno sguardo oltre. Donne letterate e sante nel movimento dell'Osservanza francescana, Assisi 2007; Memoriale di Monteluce. Cronaca del monastero delle Clarisse di Perugia dal 1839 al 1927, introduzione di G. Zarri - R. Chiacchella, II, Assisi 2003).
Quello sviluppato da Diana Papa è un testo che apre molte domande e c’è da augurarsi che la ricerca riguardo alla attuazione e ricezione del Concilio Vaticano II nel mondo clariano, prenda avvio, preoccupata innanzitutto di dare un giudizio descrittivo, prima ancora che valutativo.
prof. pietro messa
pubblicata in: Frate Francesco 74 (2008), pp. 298-301.
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