ALFONSO MARINI - MARCO BARTOLI, Il Sacrum commercium del beato Francesco con madonna Povertà. Settimana Francescana di Studio (Calambrone, 5-11 settembre 1999), Libreria Internazionale Edizioni Francescane, Vicenza 2003, 157 p., € 12,00.
Fin dalla Prefazione (pp. 5-6) gli autori chiariscono la loro comune provenienza dalla scuola di Raoul Manselli e di Edith Pásztor ed esplicitano la divisione degli ambiti nel commentare il Sacrum Commercium: a Marini il commento storico, a Bartoli quello spirituale. Infatti Alfonso Marini nella prima parte affronta Valori evangelici e senso storico nel Sacrum Commercium Sancti Francisci cum Domina Paupertate (pp. 9-61), mentre Marco Bartoli Il “gioco” del Sacrum Commercium (pp. 63-147).
Marini, dopo aver affermato a modo di premessa che l’opera si presenta come una allegoria, ovvero una “metafora continuata”, sintetizza le diverse posizioni storiografiche riguardo al titolo, la datazione, la dimensione storica, il contesto polemico in connessione con la cronologia del testo. Ciò su cui Marini si sofferma è soprattutto il contesto, e quindi la relativa datazione dell’opera; a differenza di Stefano Brufani e in continuità con Eduard d’Alençon, egli sostiene che elemento caratterizzante sono «non i problemi interni all’ordine francescano, ma una critica storica verso gli ordini monastici, allontanatisi progressivamente dalle origini e dimentichi della Povertà» (p. 27). Una critica che, scrive Marini, «non è solo morale, ma direi strutturale, appunto contro una forma di vita religiosa» (p. 46). Queste constatazioni spingono Marini a problematicizzare le posizioni di Brufani che vede nel Sacrum commercium l’espressione dell’apologia della povertà fatta dai Minori al tempo delle dispute con i Maestri secolari di Parigi a metà del XIII secolo. Pur riconoscendo che esso «è opera francescana matura e consapevole, con una precisa elaborazione del tema della povertà nella Chiesa» (p. 51), egli non esita ad affermare che il Sacrum commercium può essere del 1227, anche se subito aggiunge che ritiene «più prudente proporre una datazione elastica, entro la prima metà del secolo XIII» (p. 52). In questo caso sarebbe stato composto «da un autore della prima metà del secolo XIII, consapevole della novità francescana come lo era lo stesso Francesco, che sviluppa il tema di questa novitas in un’opera allegorica, di carattere letterario» (p. 54) che volle esaltare, per i frati e per quanti si muovevano attorno al movimento francescano, la nuova esperienza minoritica. La stessa affermazione dei frati che, davanti alla richiesta della povertà di mostrargli il loro chiostro, rispondono «hoc est claustrum nostrum» secondo Marini «è apertura al mondo, in contrapposizione alla stabilitas loci monastica simboleggiata dal claustrum» (p. 61).
Bartoli sostiene che «il Commercium altro non è che una parabola» (p. 65), e come tale lo legge, ricercandone i significati allegorici e morali, senza temere di fare degli accostamenti con la propria esperienza personale maturata nella Comunità di Sant’Egidio in Roma e introdurre delle considerazioni attualizzanti. Egli richiama le citazioni o allusioni bibliche presenti nel testo, commentandole ma anche evidenziandone le discontinuità di significato.
Alla Bibliografia finale (pp. 149-153), distinta in fonti e studi, mi permetto di aggiungere il recente contributo A. Niccacci, Riflessioni bibliche sul «Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate», in Domini vestigia sequi. Miscellanea in honorem fr. Ioannis Boccali ofm, a cura di C. Vaiani, (“Studi e ricerche”, 15) Assisi 2003, pp. 99-129. L’Indice dei nomi di persona (p. 155), rende ancora più fruibile il volumetto.
I due contributi pubblicati sono certamente un’occasione per far conoscere anche a un pubblico di non specialisti il Sacrum commercium, un’opera che rimanda alla povertà, un elemento di “eccellenza” dell’identità minoritica. Nella prima parte Alfonso Marini, a sostegno della sua tesi, avrebbe potuto rimandare a una serie di testi che mostrano elementi di attrito esistenti tra monachesimo e novità minoritica, come quello della Cronaca di Monte Sereno che esaltando la validità delle forme monastiche e canonicali precedenti ironizza sulle capacità dei nuovi ordini. A riguardo invece di una lettura teologica ci sono molti aspetti che restano da studiare, come quello inerente la divisione della storia, compresi gli accenti escatologici, oppure i tratti mariani della Povertà, tanto che la preghiera a lei indirizzata dai frati è una parafrasi della ben più antica orazione Sub tuum praesidium confugimus rivolta a Maria, Madre di Dio, o la posizione delle singole virtù nelle diverse disposizioni gerarchiche.
prof. pietro messa
pubblicata in: Frate Francesco 70 (2004), pp. 579-581.
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